Come un motore che i deve liberare energia quando è su di giri, l'uomo prova un irresistibile bisogno di muoversi, correre, pedalare o prendere a pugni un sacco quando è in preda all'ansia. Questo istinto produce i suoi effetti, dato che lo sport aiuta a ristabilire nell'organismo un po' di quiete interiore e a placare la caratteristica sensazione di apprensione.

Secondo una ricerca norvegese pubblicata sul «British Journal of Psychiatry», una delle più vaste su questo tema, il beneficio è tangibile subito dopo aver fatto sport e si ripercuote anche nel lungo termine: i soggetti più dediti all'attività fisica, indipendentemente dall'intensità dell'esercizio, hanno un rischio dimezzato di andare incontro a sintomi di ansia e depressione nel tempo rispetto a coloro che impiegano il tempo libero in attività sedentarie. Il motivo? Da un lato lo sport aiuta ad allentare le tensioni muscolari e lo stress, dell'altro stimola la produzione di endorfine, sostanze che migliorano l'umore e promuovono una sensazione di benessere. Eppure potrebbe esserci molto di più alla base del fenomeno.

A ipotizzarlo è uno studio della Princetown University che ha cercato di spingersi più a fondo sulla questione, dimostrando come lo sport possa indurre delle modificazioni rilevanti nel cervello, con il risultato di renderci più capaci a controllare ansia e stress. Nello studio sul «Journal of Neuroscience» i ricercatori statunitensi hanno preso in esame un campione di topi e hanno iniettato nel cervello una sostanza in grado di registrare la formazione di nuovi neuroni, dopodiché la metà di questi è stata costretta a correre su una ruota per diverse ore al giorno, mentre l'altra metà trascorreva le giornate in completa sedentarietà. A distanza di sei settimane i topi che avevano svolto attività fisica mostravano un atteggiamento meno timoroso rispetto agli altri, quando venivano posti in un ambiente nuovo, e nel loro cervello si registravano delle importanti modificazioni: si formavano, infatti, nuove porzioni di neuroni specificamente designati a rilasciare il «Gaba»,un neurotrasmettitore che funziona come un sedativo naturale, in un'area deputata al controllo delle emozioni: l'ippocampo basale. Secondo l'autrice della ricerca Elizabeth Gould, non c'è motivo di dubitare che un simile rimodellamento non si verifichi anche nell'uomo, con la formazione di nuove aree cerebrali in grado di tenere sotto controllo gli stimoli eccitatori e quindi l'ansia.

Questo effetto «calmante» dello sport potrebbe essere più pronunciato in alcuni casi. «Sono numerosi i dati che dimostrano che l'attività fisica può alleviare i disturbi di ansia e depressione, ma l'effetto è ancora più evidente nel caso di somatizzazioni ansiose, in cui c'è un'eccessiva attenzione nei confronti del proprio corpo», spiega Carlo Altamura, direttore del Dipartimento di neuroscienze e salute mentale del Policlinico di Milano.

Per osservare i primi effetti basta una quantità minima di esercizio: sedute di allenamento da 30 minuti da ripetere da tre a cinque volte alla settimana sono sufficienti ad alleviare i sintomi ansiosi, senza alcuna differenza significativa evidenziata tra uno sport e l'altro, sia che si tratti di nuoto, corsa o passeggiata veloce.

Gli sport troppo impegnativi, però, potrebbero avere un effetto contrario sugli stati d'ansia più gravi. «Nel caso in cui vi sia una particolare predisposizione agli attacchi di panico avverte Altamura può accadere che gli sport troppo "hard", come ciclismo e corsa su lunghe distanze, possano provocare delle crisi legate all'eccessiva produzione di acido lattico». Eventi comuni in molti sportivi professionisti, in cui gli allenamenti troppo intensi e lo stress eccessivo possono generare un mix pericoloso in grado di scatenare crisi di panico. Problemi sconosciuti, invece, per chi vuol fare della calma la propria virtù e pratica sport in modo equilibrato. Trovando così la propria medicina contro l'inquietudine.

TST 4 Sett. ‘13