CORRERE A PIEDI NUDI ? SI CONSUMA PIÙ OSSIGENO
Correre scalzi o con le scarpe minimaliste a cinque dita è meglio? La questione è controversa e continua a dividere gli esperti mentre dall'America, che alla fine dello scorso decennio aveva lanciato la moda, arriva adesso una brusca frenata. Nuovi studi, presentati al convegno dell'American College of Sport Medicine e riportati sul New York Times, suggeriscono ad alteti e aspiranti jogger che è meglio restare con le scarpe tradizionali, quelle che favoriscono un “atterraggio” ammortizzato del piede sul tallone.
Chi corre a piedi scalzi o con le famose FiveFingers appoggia invece prima la punta del piede: uno stile di corsa risultato di gran lunga meno economicamente fisiologico nella ricerca presentata da studiosi della University of Massachusetts a Amherst. Atterrare di tacco, secondo i risultati dello studio, porta a un consumo minore di ossigeno rispetto a chi corre alla stessa velocità appoggiando prima la punta.
Ma cosa sono le FiveFingers? Nient'altro che guanti da piede. Che permettono di riscoprire l'esaltante esperienza di camminare a piedi nudi ma con un livello di sicurezza ottimale. O così sembrava sino a queste nuove ricerche.
Infatti, secondo lo studio, la maggior parte dei corridori ha bruciato meno carboidrati atterrando sul tallone piuttosto mentre il coro organismo consumava più grassi e altre fonti di energia. La limitata scorta di carboidrati è ritenuta responsabile della sensazione di “sbattere contro un muro” (hit the wall), il temuto momento di ogni maratoneta al trentaduesimo chilometro, quando le forze sembrano abbandonare l'atleta.
«I risultati dimostrano che gli atleti “sbattono contro il muro” prima se atterranno di punta anzichè di tacco», ha detto Allison Gruber, una delle responsabili della ricerca.
Altrettanto negative le novità in fatto di prevenzione degli infortuni: secondo ricercatori di Brigham Young non è necessariamente vero che la corsa a piedi scalzi rafforza l'arco del piede - uno dei punti di forza dei sostenitori del “barefoot running” - prevenendo lesioni alla pianta e al tallone.
Altri ricercatori hanno semplicemente chiesto a un gruppo di 566 joggers se avevano provato le scarpe “minimaliste” e quale era il loro giudizio: su un terzo dei corridori che avevano sperimentato il nuovo stile un 32 per cento si è lamentato di aver subito infortuni attribuiti alle nuove calzature e molti hanno deciso di tornare alla scarpa tradizionale.