Nel cervello umano adulto nascono ogni giorno circa 1400 nuovi neuroni. La scoperta, che riguarda in particolare l'ippocampo, è avvenuta grazie a una tecnica di datazione al carbonio-14 concettualmente simile a quella usata in archeologia, sfruttando il fatto che la quantità di questo isotopo radioattivo in atmosfera - e fissato nel DNA dei neuroni - è costantemente aumentata nel secondo dopoguerra a causa dei test nucleari al suolo, per poi diminuire altrettanto costantemente dopo la loro messa al bando (red)

La pratica di testare al suolo gli ordigni nucleari è stata una delle più deleterie della Guerra Fredda e ha provocato un numero difficilmente calcolabile di vittime umane e di danni all'ambiente a causa della radioattività diffusa in atmosfera.
Tuttavia, ha anche portato qualche vantaggio secondario, come dimostralo studio pubblicato sulla rivista “Cell” da un gruppo internazionale di ricercatori, a prima firma Kirsty L. Spalding, che hanno sfruttato quella radioattività per stabilire che anche nell'essere umano un numero significativo di neuroni dell'ippocampo, una regione cerebrale cruciale per la memoria e l'apprendimento, viene generato in età adulta.
La scoperta potrebbe mettere la parola fine al lungo dibattito sulla questione della neurogenesi, che è possibile quantificare nei topi ma non negli esseri umani a causa dell'invasività delle indagini necessarie. Spalding e colleghi hanno perciò pensato di usarare un “orologio” fisico molto importante per le datazioni in diversi ambiti scientifici: il carbonio-14.
L'abbondanza di questo isotopo radioattivo in atmosfera terrestre è aumentata a partire dal 1945 in seguito ai test nucleari che venivano effettuati al suolo, per poi diminuire costantemente dopo la loro messa al bando, in vigore dal 1963. Il carbonio entra nella catena alimentare attraverso le piante e viene fissato nel DNA ogni volta che si forma un nuovo neurone. I neuroni possono così essere datati come se fossero reperti archeologici.
Misurando la concentrazione di carbonio-14 nel DNA dei neuroni umani, Frisén e colleghi hanno dimostrato che più di un terzo di quelli dell'ippocampo vengono regolarmente rinnovati per tutto il corso della vita. Ogni giorno, nell'adulto si aggiungono circa 700 nuovi neuroni per ogni ippocampo, con un ricambio annuale totale che si aggira intorno all'1,75 per cento e che declina solo leggermente con l'età.
“Si è creduto a lungo che l'uomo avesse un numero di neuroni determinato alla nascita una volta per tutte”, sottolinea Jonas Frisén, uno degli autori della ricerca. “Questa è la prima prova sperimentale che la formazione di nuovi neuroni può contribuire alla funzione cerebrale anche in età adulta”.
E' naturale a questo punto pensare a nuove prospettive di terapia per le malattie neurodegenerative. “Per molto tempo si è sospettato che la depressione fosse legata a una neurogenesi ippocampale ridotta, e i nostri risultati suggeriscono che usando questo processo come bersaglio potrebbero essere sviluppati nuovi e più efficaci antidepressivi", conclude Frisén.
Ma la scoperta ha importanti implicazioni per le neuroscienze in generale. Come osserva Gerd Kempermann in un articolo di commento apparso su "Science", la neurogenesi adulta nell'ippocampo, oltre a contribuire alla plasticità del cervello potrebbe avere un ruolo non solo nella sua stabilità, ma addirittura nella sua individualizzazione e quindi nella formazione della personalità, come suggeriscono recenti ricerche sui gemelli monozigoti.

 

Fonte: Le Scienze